Aviaria: il virus ha contagiato una pecora per la prima volta. Gli avvertimenti degli esperti

L’aviaria colpisce ancora, questa volta nelle campagne del Regno Unito: contagiata per la prima volta una pecora. Cosa dicono gli esperti?

Conosciamo da decenni l’influenza aviaria, una malattia fortemente contagiosa che si diffonde negli allevamenti di polli, provocandone un’estrema moria. Tuttavia, l’aviaria può essere trasmessa anche all’uomo, anche se nella maggior parte dei casi, a differenza dei polli, nell’uomo causa soltanto lievi sintomi, come lacrimazione eccessiva, raffreddore e influenza, dolori muscolari, mal di gola e tosse, fino alla congiuntivite.

Allevamento di polli
Allevamento di polli (Inran.it)

Nell’uomo, l’influenza aviaria colpisce in modo leggero, causando malessere giusto per qualche giorno. Il contagio tra pollo a uomo avviene a causa dell’esposizione ad animali infetti, oppure ai loro escrementi, o ancora tramite la convivenza in ambienti contaminati. Il tasso della mortalità negli esseri umani è molto basso, circa il 4%, anche se il tasso di infezione è elevato e raggiunge anche il 40%.

Influenza aviaria dei polli non si trasmette solo all’uomo: scoperta la prima pecora infetta

Tutto il pollame domestico, comprese oche, papere, tacchini, faraoni, quaglie e fagiani, sono soggetti alla malattia. Tuttavia, l’esordio pandemico avviene sempre presso gli allevamenti di pollame domestico e di tacchini. I virus aviari non sono gravi per la salute dell’uomo, tanto che, in caso di contaminazione, provocano malesseri leggeri e transitori, ma ora, a causa della mutazione del ceppo, si è scoperto che l’influenza aviaria può infettare anche altre specie animali, come il caso della pecora nel Regno Unito.

Si tratta di un caso isolato, ma totalmente inedito, che mette in allerta l’intera comunità scientifica, chiamata contenere la diffusione della malattia e l’espansione del virus nelle fattorie britanniche. Se l’aviaria può infettare altre specie animali, occorre fare molta attenzione. Risale allo scorso 26 marzo il primo caso di contaminazione ovina, avvenuto in un allevamento di Blaydon, cittadina a metà strada tra Manchester ed Edimburgo.

Allevamento di pollame
Allevamento di pollame (Inran.it)

L’aviaria è sempre presente in Europa e costringe gli allevatori di pollame a porre grande attenzione alla sua diffusione, ai focolai che possono dare origine a gravi pandemie. Tuttavia, fino a oggi nessuno aveva avuto il sospetto che il virus potesse contaminare le altre specie animali, ciò crea grande confusione e un maggiore allarme negli allevamenti.

Dai polli alle pecore, il virus dell’aviaria ha subito delle modifiche: la preoccupazione della comunità scientifica

Se il virus riesce a mutare a infettare da una specie all’altra, diventa imprevedibile, e quindi molto preoccupante. La pecora allevata nelle campagne dello Yorkshire, tramite il ceppo H5N1, ha fatto scattare gli accertamenti del Dipartimento per l’Agricoltura e la Salute degli Animali, il quale ha riscontrato la presenza del virus dell’aviaria in molti allevamenti avicoli della zona, tutti potenziali focolai per l’espansione del virus da una specie all’altra.

Pecore libere brucano l'erba
Pecore libere brucano l’erba (Inran.it)

Il virus, al momento, ha contaminato un solo ovino. La pecora è stata isolata dalle altre e viene costantemente monitorata. Si tratta del principio del salto della specie? Potrebbe essere, il rischio per le persone comunque resta ancora basso, inoltre riguarda soprattutto gli allevatori che trascorrono le giornate a stretto contatto con polli e volatili da allevamento. Non si riscontra alcun rischio per quanto riguarda il consumo di prodotti avicoli, come carne e uova.

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