C’è un rischio concreto di contrarre l’influenza aviaria dalle uova?

Facciamo chiarezza sull’influenza aviaria e se c’è il rischio concreto di poterla contrarre dalle uova che mangiamo.

Negli ultimi anni, il termine “influenza aviaria” è tornato più volte sotto i riflettori, alimentando preoccupazioni legate al consumo di prodotti di origine animale, in particolare le uova. Ma quanto è fondato questo timore? Esiste davvero un rischio concreto per la salute umana nel consumare uova provenienti da galline potenzialmente infette?

Ricerca influenza aviaria
Ricerca influenza aviaria (Inran.it)

Visti i casi sempre più diffusi, la mancanza di uova negli Stati Uniti, le convinzioni che si fanno strada tra le persone, è arrivato il momento di affrontare da vicino l’argomento. Per rispondere in modo accurato, è necessario fare una panoramica su questa malattia, come si trasmette e quali sono le precauzioni da adottare.

Cos’è l’influenza aviaria e come avviene il contagio

L’influenza aviaria è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce gli uccelli, in particolare quelli domestici come polli e tacchini, ma anche selvatici come anatre e oche. È causata da virus appartenenti al tipo A dell’influenza, suddivisi in sottotipi in base a due proteine di superficie: l’emoagglutinina (H) e la neuraminidasi (N). I sottotipi più temuti sono l’H5N1, l’H7N9 e l’H5N8, noti per la loro capacità di provocare forme gravi della malattia negli animali e, in rari casi, anche nell’uomo.

Esistono due forme di influenza aviaria: a bassa patogenicità (LPAI), che provoca sintomi lievi o assenti e ad alta patogenicità (HPAI) che può causare gravi epidemie e alti tassi di mortalità tra i volatili. Un ceppo significativo venne scoperto in Scozia nel 1969, ma solamente alla fine degli anni Novanta ci si rese conto della minaccia reale.

test sangue
Test per l’influenza aviaria (Inran.it)

Il virus si trasmette principalmente tra uccelli attraverso feci, secrezioni respiratorie o oggetti contaminati (gabbie, mangimi, attrezzi). Le categorie più a rischio, per quanto riguarda le persone, sono allevatori, veterinari e lavoratori dell’industria avicola. Tra il 2003 e il 2010 sono stati segnalati oltre 500 casi umani di H5N1, con un tasso di mortalità superiore al 50%. Nel 2024 si è scoperto che il virus poteva intaccare anche le mucche da latte. Il virus, quindi, è in continua mutazione e si adatta.

C’è rischio di contrarre l’influenza aviaria dalle uova o da altri prodotti?

Nonostante la gravità di alcuni sintomi in passato, i casi più recenti si sono dimostrati essere più lievi. Tuttavia, le persone stanno avendo molta paura e hanno iniziato a non mangiare più le uova o a non bere più latte. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino la trasmissione del virus all’uomo attraverso il consumo di uova ben cotte.

La carne e i latticini vengono sottoposti a rigorosi test e una corretta cottura e pastorizzazione uccidono efficacemente il virus, il che garantisce che i prodotti venduti commercialmente rimangano sicuri per il consumo. Dunque, prima di arrivare al consumatore, i vari trattamenti dovrebbero aver già ucciso il virus. Vero è che si possono adottare delle precauzioni per essere sicuri al 100%.

Uova
Uova (Inran.it)

Quindi, meglio comprare le uova certificate, evitare il consumo di uova crude, cuocere per bene sia l’albume che il tuorlo. Poi, è importante lavarsi sempre le mani se c’è stato contatto con uova crude e pulire per bene gli utensili della cucina.

In conclusione, il rischio di contrarre l’influenza aviaria attraverso il consumo di uova è estremamente basso. Soprattutto se seguiamo le corrette norme igieniche e cuciniamo adeguatamente gli alimenti. L’attenzione va semmai posta sulle modalità di allevamento, sulla tracciabilità del prodotto e sulla prevenzione delle epidemie nei pollai, più che sul consumo finale.

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